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Culloden Battlefield, visita del campo di battaglia alle porte di Inverness dove si concluse la rivolta giacobita del 1746

Culloden Battlefield, visita del campo di battaglia alle porte di Inverness dove si concluse la rivolta giacobita del 1746


Chi ha la Scozia nel cuore non può non visitare Culloden, il campo di battaglia dove il 16 aprile 1746 si svolse l’ultimo scontro tra le truppe giacobite guidate da Carlo Edoardo Stuart, alias Bonnie Prince Charlie (il Giovane Pretendente), e l’esercito britannico guidato dal Duca di Cumberland. Purtroppo per i primi si trattò di un completo disastro che ebbe poi pesantissime ripercussioni sulla Scozia ed in particolare gli usi e costumi delle Highlands.

Culloden ebbe un ruolo importante per la storia, non solo per la Gran Bretagna ma pure per il resto d’Europa. Infatti, lì si concluse non una guerra d’indipendenza – come si ritiene erroneamente – bensì ogni velleità da parte della dinastia degli Stuart di riprendersi il Regno dopo essere stati esiliati in seguito alla Gloriosa Rivoluzione del 1688 che portò sul trono Gugliemo III° d’Orange. A proposito dell’esilio, i membri della dinastia scozzese finirono a Roma, protetti dal Papa che li sostenne in quanto fedeli cattolici. Se vi può interessare, si può fare un mini itinerario alla scoperta dei luoghi degli Stuart nella capitale italiana.

Piuttosto, ha più senso parlare di “guerra civile” dato che non tutti i clan scozzesi appoggiavano gli Stuart, anzi, alcuni combattevano nelle fila del governo poiché fedeli alla casata degli Hannover. Inoltre, nelle truppe giacobite vi erano anche irlandesi e francesi, visto che la Francia sosteneva Carlo Edoardo.

Non sto qui a dilungarmi troppo su queste vicende storiche poiché richiederebbero un articolo apposito, per chi fosse interessato segnalo “Gli Stuart. Re, regine e martiri“, un libro molto interessante di Allan Massie nel quale egli narra tutta la storia della dinastia reale e dei suoi protagonisti.

 

Cosa vedere a Culloden: il museo ed il campo di battaglia

"We followed you, Prince
to this ocean of flatness and bullets"
- Aonghas MacNeacail

 

La brughiera di Culloden Moor si trova ad una mezz’ora circa dal centro di Inverness e suggerisco di ritagliarvi almeno un paio d’ore per la visita. Infatti, non c’è da vedere soltanto il campo di battaglia ma anche un interessantissmo museo – rinnovato da pochi anni – che custodisce oggetti e documenti dell’epoca, armi e proiettili usati in battaglia e spiega in maniera molto chiara come si è arrivati a quello scontro e quali sono state poi le conseguenze.

Panorama sul Culloden Battlefield prima di iniziare la visita

 

Il Visitor Centre

Suggerisco di iniziare la visita da qui, dove vi è il museo che racconta tutti gli eventi successi prima, durante e dopo la battaglia. Per facilitare la comprensione, il percorso è differenziato in due colori – rosso e blu – che identificano i fatti legati rispettivamente alle truppe governative ed ai giacobiti. È così possibile mettere a confronto i punti di vista e gli stati d’animo dei due antagonisti prima dello scontro finale.

Durante la visita si può rivivere la battaglia in una stanza separata, una sorta di cinema che vi farà sembrare di trovarvi nel cuore del conflitto. Dato che alcune scene sono piuttosto realistiche è altamente consigliato non fare vedere la proiezione ai più piccoli.

Nel visitor centre vi è pure una zona ristoro ed un negozio di souvenir. Inclusa nel prezzo del biglietto viene data all’ingresso l’audioguida in italiano.

Il Visitor Centre della battaglia di Culloden - Inverness (Scozia)

 

Il campo di battaglia

Quella che può apparire come una semplice brughiera in realtà ancora oggi racconta molto e chiunque la attraversi viene trasportato immediatamente in quella fredda mattina del 16 aprile 1746 quando, in neanche un’ora di combattimento, 1500 Highlanders vennero ammazzati dalle truppe britanniche.

Tale debacle è spiegata da diversi fattori. Tra i principali vanno citati gli armamenti e le tattiche militari, decisamente passate ed ormai inefficaci quelle dei giacobiti, a fronte poi di un esercito britannico regolare e quindi ben più disciplinato. A tal riguardo, ha pesato molto l’incapacità di Bonnie Prince Charlie di fidarsi dei consiglieri preferendo seguire invece il suo istinto. Non a caso, fu proprio il pretendente al trono ad ordinare un attacco sulla brughiera, ignorando che così avrebbe facilitato il compito degli inglesi poiché le sue truppe sarebbero state esposte per troppo tempo al fuoco nemico. Inoltre, l’esercito governativo, oltre ad essere più numeroso, godeva di salute migliore nel senso che poteva vantare scorte di cibo adeguate ed aveva pertanto un ottimo umore. Al contrario, tra le fila giacobite il malcontento era sempre maggiore, la stanchezza ed il freddo si facevano sentire così come la fame, basti pensare che il loro ultimo pasto prima dello scontro fu un biscotto a testa.

Il campo di battaglia di Culloden è un cimitero di guerra. Questo spiega l’atmosfera sospesa che circonda i visitatori, il freddo che ti entra dentro anche in una splendida giornata soleggiata (come quando ci sono stato io). Se si chiudono gli occhi pare di sentire le urla dei soldati, il loro dolore, i pianti prima di morire, il rumore delle baionette e dei cannoni degli inglesi ed infine la “calma dopo la tempesta”. Ecco, Culloden va visitato in religioso silenzio (ad eccezione dell’audioguida, una delle più interessanti che abbia mai ascoltato).

E, come dice una celebre canzone popolare scozzese:

Can you hear them, can you see them
Marching proudly across the moor,
Hear the wind blow thru the drifting snow,
Tell me can you see them, the ghosts of Culloden.

Many bravely fought and sadly they were slain,
But they died with such pride and dignity,
Their lives were not in vain,
We still remember them,
They fought to save their land, and died for liberty.

Thru the mist you’ll hear – a lonely piper play,
Listen carefully – you’ll hear – a mournful cry,
Swords and bayonets crash – as man to man they clash,
They came to fight to live – and now they die

Una volta usciti dal Visitor Centre, lungo il percorso vedrete una serie di ceppi con il numero del brano da digitare con l’audioguida e dei pannelli informativi in prossimità dei luoghi chiave. Eccone alcuni:

  • il Leanach Cottage, l’edificio che viene citato in tutte le mappe relative alla battaglia, si trovava dietro una delle linee delle truppe governative ed è qui che i giacobiti tentarono di sfondare la prima venendo però brutalmente cacciati indietro da quella di rinforzo;
  • il Memorial Cairn, un monumento eretto nel 1881 in memoria dei 1500 uomini dell’esercito giacobita caduti in battaglia. Attorno ad esso vi sono le fosse comuni dove vennero sepolti alcuni dei morti e sempre nel 1881 vennero posizionati dei massi con il nome dei vari clan che combatterono e persero la vita;
  • le prime linee giacobite, indicate con le bandiere blu, e quelle governative, di colore rosso, da dove partirono gli assalti che portarono allo scontro frontale nel quale morirono 700 highlanders. Oggi sono stati aggiunti dei “segnaposto” che indicano la posizione dei vari reggimenti ed il numero di soldati che ne facevano parte.

Il Leanach Cottage sul campo di battaglia di CullondeIl Memorial Cairn a Culloden in onore dei giacobiti morti in battagliaUna delle "tombe" dei clan che combatterono la battaglia di Culloden il 17 aprile 1746La linea di attacco giacobita durante la battaglia di Culloden - Inverness, ScoziaLa linea giacobita nella battaglia di Culloden dell'aprile 1746

 

Le conseguenze di Culloden ed il genocidio delle “Clearances”

Il conflitto si risolse velocemente, gli inglesi erano troppo superiori ed ebbero la meglio senza neanche troppa fatica. Dall’altra parte, le conseguenze della sconfitta furono pesantissime per la Scozia ed in particolare per i clan delle Highlands, i quali subirono un autentico genocidio di cui nel corso dei secoli successivi si è parlato troppo poco.

Innanzitutto, subito dopo la battaglia il Duca di Cumberland diede l’ordine di trovare ed uccidere tutti gli highlander che avevano in qualsiasi maniera appoggiato la rivolta giacobita. Morirono anche persone che in realtà erano rimaste “neutrali” o che al massimo avevano la “colpa” di essere parenti di coloro che avevano combattuto. Nel 1747, con l’Act of Proscription, venne vietato agli highlander di incontrarsi in pubblico, di possedere armi, di indossare il tartan, di parlare il gaelico e di suonare la cornamusa. Questi provvedimenti miravano a minare nelle fondamenta la cultura delle Highlands e di “richiamare” gli abitanti agli usi e costumi britannici. E purtroppo ebbero l’effetto sperato. Con le Clearances le famiglie si videro sottratte le proprie terre coltivate ed i terreni furono destinati all’allevamento di ovini. Gli abitanti non ebbero così altra scelta che emigrare nelle Lowlands oppure verso le colonie, in particolare America, Canada ed Australia.

La repressione inglese, o meglio britannica, si affievolì verso il 1850 ma a quel punto il danno era irreparabile: le Highlands erano state abbandonate quasi del tutto da quelle famiglie che le abitavano da lunghissime generazioni. E ciò vi consente di capire come mai, ancora oggi, la densità di popolazione di queste aree sia tra le più basse d’Europa.

Ma che accadde a Bonnie Prince Charlie?

Subito dopo la disfatta di Culloden si diede alla fuga, braccato dall’esercito di Londra. Per diversi mesi si nascose nelle isole Ebridi e, nonostante sulla sua testa ci fosse una taglia di £30,000, nessuno lo tradì. Il 19 settembre riuscì finalmente ad imbarcarsi verso la Francia e non fece più ritorno in Scozia. Un episodio divenuto celebre e parecchio romanzato è l’incontro con Flora Macdonald, un’eroina giacobita che aiutò il principe a scappare sull’isola di Skye travestendolo da domestica. La canzone “The Skye Boat Song“, uno dei brani più popolari della tradizione scozzese, racconta proprio tale vicenda.

 

Visitare Culloden Battlefield: informazioni pratiche e come arrivare da Inverness

Il campo di battaglia di Culloden si trova ad una mezz’ora di strada dal centro di Inverness e, se siete sprovvisti di auto, sappiate che vi si arriva comodamente in autobus. Difatti, la linea 5 di Stagecoach effettua una corsa all’ora e vi lascia proprio davanti all’ingresso del Visitor Centre. Il biglietto lo si fa direttamente a bordo e chiedete subito quello che include sia l’andata che il ritorno – return ticket – così risparmiate rispetto alle tariffe singole. Il costo è di £4,20 ed è utilizzabile tutto il giorno.

Per quanto riguarda la visita, il campo di battaglia è aperto tutto l’anno, senza limiti di orario, e vi si accede gratuitamente. Il museo invece – ossia il Visitor Centre – ha un orario variabile secondo il periodo dell’anno ed è chiuso dal 24 al 26 dicembre. I prezzi:

  • adulto, £11,00
  • famiglia, £27,00
  • tariffe ridotte, £9,50.

Vi segnalo che Culloden Battlefield è incluso nei pass turistici National Trust for Scotland Discover e Scottish Heritage Pass.

Il mio suggerimento è, se possibile, di recarsi al campo di battaglia al mattino presto. Questo perché si evita il “grosso” dei turisti che, specie per l’effetto di Outlander dato che la storia ruota attorno a Culloden, vengono qui per osservare in particolare la “tomba” del clan Fraser. Ovviamente è solo un caso di omonimia, difatti il personaggio di Jamie Fraser è una pura invenzione letteraria. È meglio allora, se interessati, usufruire del tempo a disposizione per girare la brughiera e visitare il museo per conoscere quanto successe realmente quella tragica mattina dell’aprile 1746. Mi scuso per questa divagazione, si tratta di una piccola ma doverosa osservazione visto che ci si trova in un luogo che gli scozzesi considerano sacro.

Inoltre, ogni anno – esattamente il sabato più vicino all’anniversario dello scontro – si svolge una commemorazione dei caduti nei pressi del Memorail Cairn. Essendoci capitato proprio il sabato 14 aprile ho avuto la fortuna di potervi partecipare anch’io ed è stata un’esperienza semplicemente da brividi. Un corteo con bandiere scozzesi e stendardi dei clan delle Highlands ha aperto la funzione celebrata poi sia in gaelico che in inglese. Ho avuto modo di incontrare anche molte persone venute apposta dagli Stati Uniti per rendere onore ai loro avi morti qui. E mi ha emozionato osservare una coppia – sempre americana – portare un fiore su tutti i ceppi “funebri” e pure su quelli che identificano la posizione occupata da ogni clan al momento dell’attacco.

Celebrazione della commemorazione della battaglia di Culloden

Per ogni altro dubbio o curiosità vi rimando alla pagina web ufficiale di Culloden Battlefield.

 

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Info Autore

Stefano, viaggiatore innamorato della Spagna, della Scozia e della Liguria. Se potesse si muoverebbe soltanto in aereo, non potendo allora cerca di camminare il più possibile!

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