Vicino a Cambridge, nell’Inghilterra orientale ed a circa 90 Km a nord di Londra, si può visitare quello che viene considerato il più importante museo aeronautico del Regno Unito. Esso si trova nel villaggio di Duxford, in un vecchio aeroporto militare restaurato ed ampliato con una serie di hangar. La scelta di aprire qui l’Imperial War Museum (che abbrevierò IWM per comodità) non è casuale ma riflette il ruolo cruciale che il luogo ha avuto negli ultimi 100 anni.
Infatti, a partire dal 1917 servì come base della Royal Air Force (RAF) e, durante la Seconda Guerra Mondiale, ospitò la 78esima unità aerea militare degli Stati Uniti impiegata nel supporto dell’esercito alleato in occasione dello sbarco in Normandia.
Oggi il museo – ed i numerosi volontari che vi lavorano – custodisce questa eredità attraverso il restauro di velivoli ed artiglieria varia che poi vengono messi in mostra nei cinque spazi espositivi divisi per tematiche.
Non manca comunque il settore dell’aviazione civile e tra i vari modelli esposti si può ammirare il Concorde 101, un aereo di pre-produzione usato per testare le prestazioni del mezzo in volo e che conseguì un paio di record tutt’oggi imbattuti.
Visita dell’Imperial War Museum di Duxford: le cose da non perdere
È un museo talmente grande, e soprattutto interessante, che ci si potrebbe trascorrere una giornata intera e forse non sarebbe sufficiente per visitarlo tutto. E difatti ho dovuto saltare alcune parti, quali ad esempio la zona dedicata alla manutenzione degli aerei e quella incentrata sulla collaborazione anglo-americana in atto dal primo conflitto mondiale sino ai giorni nostri.
Nel mio caso, pur essendoci andato principalmente per ammirare il Concorde, mi sono fermato oltre quattro ore!

Di seguito mi soffermo sui velivoli che hanno colpito maggiormente la mia attenzione, mentre per le informazioni pratiche relative alla visita vi rimando alla fine dell’articolo.
Il Concorde 101
Non posso non cominciare dall’aereo supersonico esposto all’interno dell’Airspace (hangar 1).
La progettazione di un velivolo del genere rappresentò la sfida più complessa mai affrontata dal mondo dell’aviazione, basti pensare che il programma di test si prolungò per sette anni invece dei dodici mesi previsti inizialmente da Francia e Regno Unito, che furono i due paesi che si presero l’incarico di questa “missione”.

Il modello G-AXDN servì per sperimentare e valutare come il Concorde reagisse alle condizioni atmosferiche esterne quando si volava a Mach 2. Per questo motivo vennero fatti dei test in diverse aree del mondo, dal Nord America al Marocco.
Dal 1971 al 1977, il Concorde 101 effettuò 273 voli per una durata complessiva di oltre 574 ore e registrò due record ancora imbattuti:
- la velocità massima di crociera, pari a 2.333 Km/h, toccata il 16 marzo 1974 dalle parti di Tangeri;
- la traversata atlantica tra Inghilterra e Stati Uniti più breve di sempre, solo 2h 56min da Fairford (Cotswold) a Bangor (Maine), compiuta il 7 novembre 1974.
Dal 20 agosto 1977 questo aereo è a Duxford e fu il primo (nel Regno Unito) nel quale venne riparato e rimesso in funzione l’iconico “muso ad assetto variabile” dopo la fine dei voli nel 2003.
Il biglietto d’ingresso al museo include la possibilità di salire a bordo del Concorde 101 (accesso regolamentato con tornelli) ed ovviamente non mi sono lasciato sfuggire l’occasione. A differenza del G-BOAC visto a Manchester così come del G-BOAA conservato vicino ad Edimburgo, gli interni sono differenti e decisamente meno lussuosi.

Difatti, i “passeggeri” abituali erano i piloti, gli ingegneri ed in generale il personale autorizzato e responsabile dei test. Soltanto occasionalmente poteva aggregarsi anche qualche personaggio famoso.
La cabina era stata adattata alle esigenze operative di ogni volo ed ecco quindi spiegata la presenza delle postazioni con monitor e comandi oltre ad una serie di bombole di ossigeno a portata di mano in caso di necessità.

Ho avuto anche modo di vedere da vicino una scatola nera, che in realtà è arancione, ed un curioso – ed inquietante – sistema di sicurezza pensato letteralmente come “ultima spiaggia“. Consisteva in un lancio nel vuoto che, con la possibilità che avvenisse magari a Mach 2 ed a 18 Km di altezza, avrebbe avuto un esito facilmente pronosticabile… fortunatamente non è mai servito!

La cabina di pilotaggio è, a prima vista, molto simile a quella presente sui Concorde operativi negli anni a venire. Ma è talmente densa di pulsanti e controlli che soltanto un pilota esperto potrebbe avvicinarcisi.

Il “muso mobile” funziona e, solitamente, viene azionato ogni seconda domenica del mese. Sono stato particolarmente fortunato dato che sono capitato in una domenica (l’ultima di marzo 2026) in cui è stata inserita una dimostrazione aggiuntiva.
Data la forma ottimizzata per raggiungere e mantenere la velocità supersonica, i Concorde si caratterizzavano per la loro parte frontale molto più lunga rispetto agli aerei di linea tradizionali. L’inconveniente era che così fatta, essa ostacolava la vista ai piloti durante le fasi di decollo ed atterraggio.
La soluzione fu innovativa ed anche “scenografica”: rendere il muso mobile per poterlo abbassare oppure alzare a piacimento e, contemporaneamente, far scivolare lo strato superiore tra i due di vetro che componevano il parabrezza. Con l’aereo tester si provarono tre differenti angolazioni – ossia 5°, 12,5° e 17° – ed alla fine si scelse la prima per la fase di rullaggio e decollo mentre la seconda venne adottata per l’atterraggio.

L’hangar 1 consta di una passerella rialzata che permette di osservare dall’alto il Concorde (e tutti gli altri aerei attorno), un belvedere privilegiato che regala una prospettiva alternativa per apprezzare questa meraviglia dell’aviazione commerciale.

Il Panavia Tornado
A pochi passi dal Concorde si può ammirare il Tornado GR1B costruito dalla Panavia, società multinazionale costituita da Italia, Germania e Regno Unito, ed impiegato a partire dal 1980 sfruttando la sua duttilità. Infatti, poteva essere un aereo da caccia, da ricognizione oppure bombardiere.
Venne usato nella Guerra del Golfo, nel 1991, e successivamente in quella in Iraq nel 2003.

La missione “segreta” di Rudolf Hess
Nella notte del 10 maggio 1941, Rudolf Hess, il vice di Hitler, volò dalla Germania alla Scozia per cercare di trovare un accordo di pace con il Regno Unito in vista soprattutto dell’imminente invasione nazista in Unione Sovietica.
La sua fu una spedizione in incognito, neppure il Führer ne era a conoscenza, ma non ebbe un esito fortunato. Dopo diversi tentativi (falliti) di individuare il punto di atterraggio desiderato ed a corto di carburante, il gerarca tedesco si lanciò con il paracadute venendo poi catturato dai britannici e messo in prigione sino al termine del conflitto.
Nell’IWM di Duxford si possono osservare i resti della fusoliera del Messerschmitt Bf 110E con il quale Hess raggiunse la Scozia ed uno dei due motori Daimler-Benz DB 601-A.

Il Tornado GR4
Dal lato opposto rispetto ai resti del velivolo di Hess è parcheggiato quello che è stato considerato come il più versatile ed efficiente aereo da combattimento usato dalla RAF dal 2003 sino al 2019.
In particolare, lo ZA 469 operò in Afghanistan tra il 2011 ed il 2014 per supportare le forze di terra mentre, più recentemente, venne impiegato nelle azioni contro l’ISIS nel Medio Oriente.
La flotta venne dismessa appunto nel 2019 e questo fu uno degli ultimi aerei a volare in battaglia.

Il Vickers Super VC10 Type 1151
Nell’area esterna che si estende tra i vari hangar e le piste, oggi usate principalmente per esibizioni e voli privati, sono parcheggiati una serie di aerei di linea che celebrano la storia dell’aviazione britannica.
È il caso del Vickers Super VC10, il più grande aeroplano con motori a reazione mai costruito nel Regno Unito. Inoltre, esso fu il primo ad adottare la turboventola, un tipo di motore che riduce i consumi e migliora le prestazioni e, non a caso, è utilizzato dalla gran parte dei jet moderni.

Anche per questo motivo il velivolo ebbe un gran successo commerciale ed operò sulle rotte transatlantiche per diverse decine di anni. Poteva accogliere 151 passeggeri e raggiungere la velocità massima di 930 Km/h.
Piccola curiosità. L’aereo esposto a Duxford presenta la livrea con i colori della BOAC-Cunard, risultato di una partnership durata qualche anno tra la compagnia aerea e quella di navigazione (proprietaria del Carpathia che salvò i superstiti dell’affondamento del Titanic) con lo scopo di trasportare i turisti britannici verso Nord e Sud America ed i Caraibi.

L’aviazione militare delle due Guerre Mondiali
Un hangar, il numero 4, è riservato alla “Battle of Britain“, ossia all’intervento militare aereo del Regno Unito durante le due Guerre Mondiali. Il mio interesse si è rivolto soprattutto al secondo conflitto, data l’opportunità abbastanza rara di poter osservare residui bellici dell’esercito nazista.
È il caso ad esempio del missile V1, utilizzato dalla metà del 1944 nei bombardamenti sul Regno Unito e responsabile della morte di circa 6.000 civili. Molti di questi venivano lanciati dalla costa francese e, non appena giungevano nella zona da colpire, esplodevano causando gravi danni diffusi.

Per contrastarli, la RAF dovette ideare un nuovo sistema difensivo che prevedeva l’azione combinata di artiglieria antiaerea, palloni di sbarramento ed aerei da caccia.

Vi sono poi i resti di due bombardieri Heinkel He 111 operativi nel 1940. La fusoliera apparteneva ad un velivolo abbattuto nella campagna inglese il 30 agosto 1940; il motore e la deriva (parte anteriore fissa dell’impennaggio verticale) invece ad un aereo recuperato da un lago ghiacciato in Norvegia e probabilmente lì atterrato a causa di un guasto tecnico occorso durante la campagna militare avvenuta nell’aprile 1940.
Se può interessarvi, a Narvik, città a 230 Km a sud di Tromsø, si può visitare il museo della Guerra dedicato proprio all’occupazione nazista della nazione scandinava. Vi sono stato nel dicembre 2025 e ne parlo in questo articolo.

Il vicino Messerschmitt Bf 109 E-3, simile al modello di Hess impiegato nella sua missione in incognito del 10 maggio 1941, venne abbattuto nel Sussex nel settembre 1940 in quello che fu l’ultimo grande raid aereo diurno della Luftwaffe su Londra. Il pilota, un ragazzo ventiduenne, si salvò e venne preso in custodia dalla polizia locale.
L’aereo venne poi portato in giro negli Stati Uniti per raccogliere fondi a sostegno dell’impegno militare britannico.

Informazioni pratiche per visitare l’Imperial War Museum di Duxford
Il museo è aperto tutto l’anno, con orari che variano a seconda della stagione: dalle 10 alle 18 (metà marzo-metà ottobre) e dalle 10 alle 16 (metà ottobre-metà marzo).
L’IWM è suddiviso in 5 hangar, una serie di aerei parcheggiati esternamente ed un padiglione dedicato all’American Air Museum. Dunque le cose da vedere sono molte e calcolate una permanenza di almeno tre/quattro ore. In loco sono disponibili due caffetterie ed un ristorante e svariati servizi igienici concentrati soprattutto nell’Hangar 1 e nel Visitor Centre (dove si trova il negozio di souvenir).
Complice la vicinanza a Londra, è un’attrazione molto gettonata da famiglie con bambini ed appassionati e, nei weekend, piuttosto affollata (specie l’Hangar 1). Per questo motivo suggerisco di acquistare i biglietti in anticipo sul sito internet dell’Imperial War Museum in modo da assicurarvi la fascia oraria d’ingresso desiderata.
Infine, sempre online, nella sezione “Getting here” sono riportate le indicazioni per raggiungere il museo in auto e/o con i mezzi pubblici. Da questo punto di vista ho optato per venirci di domenica, l’unico giorno (assieme a quelli festivi) nei quali è attivo il collegamento in autobus diretto da Cambridge all’IWM. La linea 132 dell’operatore Myall’s coaches parte dalla stazione degli di autobus di Cambridge – con fermata anche nei pressi della stazione ferroviaria – e raggiunge il parcheggio dinnanzi all’Hangar 1 in 30-35 minuti.
In rete ci sono poche informazioni a tal riguardo, ad esempio la compagnia (sovvenzionata con fondi pubblici) non ha un suo sito internet e gli orari dell’autobus 132 che ho trovato sono quelli ancora validi del 2015 (consultabili qui) e riportati anche da Google Maps. I biglietti si comprano a bordo e costano £2.50 a tratta (marzo 2026).


